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ACME Art Lab - 3D virtual exhibition by TRENTO ART FESTIVAL

ACME Art Lab

Tue, 03/01/2022 to Sun, 03/20/2022

curated by:

Contemplare l’invisibile.
Valery Franzelli / Stefano Riboli

A cura di Melania Raimondi e Camilla Remondina (ACME Art Lab)
Progetto espositivo presentato per Trento Art Festival 2022

Contemplare l’invisibile riflette su una possibile evoluzione dello spazio reale, rassicurante e intimo, in uno spazio “altro”, virtuale e artificiale, attraverso l’utilizzo dell’elemento nascosto, il non visibile, che riaffiora e si mostra in forme e modi differenti.
Per comprendere maggiormente i diversi aspetti di questa metamorfosi è utile soffermarsi sugli scritti di alcuni letterati: Gaston Bachelard nel suo La poetica dello spazio (1957), ad esempio, descrive il retentissement come il fenomeno secondo il quale chi legge, o in questo caso osserva, si identifica nell’artista e per questo ha l’impressione che l’opera in questione avrebbe potuto essere una sua creazione. Questa sensazione viene arricchita inevitabilmente da riferimenti sentimentali al proprio passato, conferendo un personale valore aggiunto a ciò che si sta guardando. Invece Italo Calvino con le sue Cosmicomiche (1963-64), partendo dallo studio della realtà e avvalendosi di nozioni scientifiche accreditate, racconta storie umoristiche e paradossali in cui crea universi paralleli e immaginari in grado di far perdere la percezione del confine tra ciò che è tangibile e cosa no.

Valery Franzelli (Chiari, BS, 1998) indaga il vuoto, la memoria e il silenzio per raccontare lo spazio intimo, quale la casa o i luoghi dell’infanzia oppure micro spazi come oggetti che racchiudono elementi e ricordi preziosi, e mostrare realtà nascoste attraverso la parola e l’invisibile da cui riaffiora ciò che non è visibile ad un primo sguardo. Nella serie Oblio frammenti di libri e quaderni della sua infanzia diventano una superficie cartacea nuova, pulita, metaforicamente “bianca” e pronta per essere riempita che allo stesso tempo racchiude preziosamente molteplici mondi, saturi di significato. Se in Oblio non è possibile distinguere le parole celate al suo interno, in In segreto l’uso della tecnologia permette a chi osserva di scoprire un mondo apparentemente impercettibile. Per fare ciò Valery Franzelli si avvale di un inchiostro invisibile che si rivela se illuminato con la luce di Wood, il quale completa il senso della parola visibile con il suo opposto spingendo l’osservatore ad andare oltre a una lettura superficiale per favorire una più profonda percezione della realtà.
Stefano Riboli (Crema, CR, 1998), invece, utilizza in modo preponderante la tecnologia, aspetto fondamentale della sua ricerca. Il mondo “altro” che va a costruire si compone di continui rimandi tra reale e digitale, intrecciando elementi naturali e artificiali. Nella serie Cieli reticoli isolati da file 3D vengono ingranditi fino a perderne la visione d’insieme, creando un senso di spaesamento dato dal non riconoscere questi elementi nella realtà tangibile. A questi si contrappone l’esperienza naturale raffigurata da veri e propri cieli, filtrati dall’obiettivo fotografico, che fanno da sfondo a queste linee apparentemente astratte. Questo binomio materiale-immateriale viene analizzato anche nel suo video Contemplazione dove scene di videogiochi si sovrappongono, in una sorta di collage digitale, a paesaggi aerei catturati in diversi momenti della giornata.
Il percorso espositivo, perciò, ha origine dal mondo reale narrato attraverso il cielo, la parola e la materia, per poi addentrarsi in quello invisibile e infine giungere ad un mondo “altro” al limite tra il virtuale e l’inconscio.

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