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TENTAZIONI A DISTANZA - 3D virtual exhibition by Ivo Serafino Fenu

TENTAZIONI A DISTANZA

Fri, 07/31/2020 to Sat, 10/31/2020

curated by:

TENTAZIONI A DISTANZA
La collezione Mameli tra narcisismo e mecenatismo

Silvia Argiolas_Filippo Franco Boe_Nicola Caredda_Gianni Casagrande_Roberto Fanari_Silvia Mei_Ruben Mureddu_Vincenzo Pattusi_Paolo Pibi_Stefano “Feffo” Porru_Giuliano Sale_Pietro Sedda

La mostra TENTAZIONI A DISTANZA, La Collezione Mameli tra narcisismo e mecenatismo, connessa a filo doppio al festival Dromos che ne condivide il titolo e lo spirito, doveva essere ospitata in origine nei prestigiosi spazi del Campus Sa Illetta di Tiscali, luogo ricco di tecnologia e di cultura contemporanea. La finalità era quella di mettere in relazione le opere permanenti di noti artisti di fama internazionale presenti nel Campus con una parte significativa della Collezione Mameli, focalizzata sulla produzione e sui percorsi estetici delle nuove generazioni di artisti sardi. Un confronto tra il gusto e le “tentazioni” di una figura fortemente attuale e necessaria, seppure dal fascino desueto, qual è quella di un collezionista/mecenate privato, nella fattispecie Ruggero Mameli e un esempio di “imprenditoria illuminata” come la società di telecomunicazioni Tiscali, da sempre attenta alle vicende artistiche locali, nazionali e internazionali.
L’emergenza pandemica e le conseguenti difficoltà organizzative e fruitive della mostra hanno costretto a una totale rimodulazione della stessa e, come per molti altri eventi culturali, alla sua trasformazione da fisica a virtuale, nella consapevolezza dei limiti di tale scelta ma, altresì, nella certezza che le potenzialità della rete e il supporto mediatico del portale Tiscali, potessero, in termini di visibilità e di fruibilità, sopperire all’assenza dell’aura dell’opera d’arte “in presenza”.
Del resto, a prescindere dalle limitazioni imposte dalla pandemia, la stessa figura del collezionista sta mutando e sta diventando sempre più virtuale, tanto da spingere Alberto Fiz, curatore e giornalista specializzato in arte e mercato dell’arte, a definire lo stesso, soprattutto quello di arte contemporanea, una sorta di influencer narcisista. Una figura che, in un momento storico in cui subiamo un vero e proprio bombardamento iconico da parte dei social (ogni giorno oltre tre miliardi di immagini vengono riversate sulla rete), si è ritagliato, con le sue scelte selettive, il ruolo di “ordinatore del caos”, seppur nella logica di soddisfare quelle “tentazioni” estetiche che sfiorano, appunto, il narcisismo.
Contestualmente, nell’assolvere a un ruolo fondamentale per la promozione e la divulgazione dell’opera di artisti più o meno giovani e attraverso un rapporto sempre più osmotico con le istituzioni museali pubbliche e private, in una fitta rete di comodati, prestiti e donazioni, il collezionista diviene un garante della qualità stessa delle opere e degli artisti: insomma, assieme al museo, al gallerista e al critico, assurge al ruolo di opinion leader, un punto di riferimento culturale e finanziario che va ben oltre la semplice soddisfazione narcisistica di una tentazione.
In questo gioco di rispecchiamenti si inseriscono, e non potrebbe essere altrimenti, anche le scelte e il gusto del curatore, anch’esso non insensibile allo specchio di Narciso e che lo pongono in un rapporto ora simpatetico ora distopico con quello del collezionista e degli stessi artisti. Da tale rapporto dialogico nasce la selezione delle opere presenti in Tentazioni a distanza, ove le tentazioni affiorano e s’inabissano in ricerche estetiche differenti ma che hanno, assecondando il gusto del collezionista, una chiara impronta figurale improntata su una pratica pittorica “antica” per soggetti dalla forte connotazione contemporanea.
Così è quella colta, citazionista e perturbante proposta da Giuliano Sale, nella quale la decadenza della carne, la decomposizione del materiale organico di baconiana memoria si ricompone in una sintesi neocubista finalizzata a narrare microstorie di tentazioni e desideri di desolante e crudele attualità. Storie di tentazioni sospese, sono quelle raccontate dalla pittura di Gianni Casagrande, col suo realismo magico esperito in un tempo senza tempo misterioso ed enigmatico che narra, usando le parole preziose di Eugenio Montale ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Un sofferto monologo interiore caratterizza invece l’opera di Stefano “Feffo” Porru col suo linguaggio pittorico contaminato e aggressivo, ironico e drammatico al contempo, nel quale la violenza segnica di certo graffitismo metropolitano si stempera in un lirico sentimento del dolore per tentazioni inespresse per quanto disperatamente agognate.
Una bad painting brutale e onirica, animata e abitata da eroi negativi è la cifra stilistica inconfondibile di Silvia Argiolas. La sua fashion victim presente in mostra soddisfa le sue tentazioni riducendosi a grottesca maschera fisica e morale, una “diversità” ostentata, ostinatamente autodistruttiva di una novella Circe nel cui baratro è facile sprofondare. Tra sogno e incubo si muove anche la pittura di Vincenzo Pattusi la cui affabulazione visuale attinge a piene mani e con assoluta libertà ora ai classici della pittura del passato ora all’immaginario visivo contemporaneo, ricreando spazi, dimensioni e situazioni stranianti capaci di evocare un futuro perturbante e claustrofobico. Non meno inquietanti sono gli squarci di realtà postmoderni e postatomici proposti da Nicola Caredda che, con grande efficacia pittorica e narrativa, profetizza la deriva di una contemporaneità vittima e carnefice di sé stessa, attraverso un immaginario visivo personalissimo intriso di citazioni espunte dalla produzione filmica più corrosiva e irriverente, nel quale tentazione è sinonimo di distruzione.
Tentazioni inevase sono quelle proposte nell’unica opera presente di Filippo Franco Boe, lirica e crudele nel mettere in relazione amore, guerra, morte. Quasi un’improbabile foto in B/N ricolorata, manipolata e trasfigurata in una improbabile dimensione domestica struggente e kitsch, tesa a evocare un “impossibile amore” di dickinsoniana memoria. Unica opera anche per Ruben Mureddu che, nella quotidianità più intima e privata, propone, viceversa, il luogo della “tentazione realizzata” o, almeno, momentaneamente appagata: corpo sovraesposto in pratiche privatissime e inconfessabili seppur raffreddate da una prassi pittorica oggettiva quanto distaccata. Solitaria e differente l’opera di Roberto Fanari, ambigua nel suo essere scultura, arazzo, pittura d’ombre. D’ombra, di trasparenze e di vuoti sono anche le numerose altre figure umane presenti in collezione, in bilico tra sospensione metafisica e grafismo orientale, tra immanenza e assenza, in un’atarassica scomparsa di qualsivoglia tentazione.
Una sorta di sospensione temporale caratterizza anche i “non luoghi” dipinti da Paolo Pibi, familiari, iperrealisti perfino, eppure alieni e perturbanti. Un neoromanticismo contaminato dai germi della contemporaneità il suo, nel quale l’anelito di infinito si scontra e soccombe davanti alle ammalianti trappole visive ed esistenziali di una società che ha fatto del brand identity la sua ragion d’essere. A tali lusinghe sembrano cedere anche le figure spettrali che popolano le opere di Silvia Mei, espressionisticamente aggressive, ieratiche e liturgiche, di una liturgia che sconfina in una sorta di sabba postmoderno capace di evocare pulsioni profonde e ancestrali trasformando le tentazioni in incubi.
Infine Pietro Sedda e il suo alter ego Pietrolio, la cui opera Zovirax è stata scelta come immagine del festival, a sintetizzare tutta la pregnanza e l’ambiguità del concetto stesso di “tentazione”. Su una tovaglia incerata prestampata con un profluvio di fragole incombe un grande volto, anch’esso macchiato e marchiato dal frutto tentatore, reso plastico da un segno greve che quasi scolpisce il soggetto ambiguamente mefistofelico e del quale colpiscono i suoi occhi ridenti e fuggitivi ma, in realtà, beffardi ed enigmatici, a ricordarci che, per usare le parole di Oscar Wilde, l’unico modo per resistere ad una tentazione è cedervi.

Ivo Serafino Fenu

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Crediti

dal 31 luglio al 31 ottobre 2020

Promossa da
Dromos Festival 2020

Con il supporto di
COLLEZIONE MAMELI, Modern & Contemporary Art of Sardinia
TISCALI

Titolo
Tentazioni a distanza. La Collezione Mameli tra narcisismo e mecenatismo

Artisti
Silvia Argiolas, Filippo Franco Boe, Nicola Caredda, Gianni Casagrande, Roberto Fanari, Silvia Mei, Ruben Mureddu, Vincenzo Pattusi, Paolo Pibi, Stefano “Feffo” Porru, Giuliano Sale, Pietro Sedda

Mostra a cura di
Ivo Serafino Fenu

Progetto grafico e allestimento
Sebastiano Corona e Ivo Serafino Fenu

Logistica
Mattia Enna

Materiale fotografico
Mohamad Kaddoura
(a eccezione dell'opera di Silvia Mei fotografata da Zeno Zotti)

Musica
Bill Laurance - Red Sand (Swift)
Produced by Michael League and Bill Laurance

Piattaforma
Kunstmatrix

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